Conosciamolo meglio: l’emartro

Che cos’è?

Soffrire di emofilia significa essere soggetti a sanguinamenti. Quando il sanguinamento si verifica a livello articolare, si ha un accumulo di sangue all’interno dell’articolazione interessata e si parla di emartro.

Quando un’articolazione è soggetta a sanguinamenti ricorrenti, viene definita articolazione bersaglio. Il più delle volte le articolazioni bersaglio sono rappresentate da ginocchia, caviglie e gomiti, ma non sono le uniche a poter essere coinvolte.

Bibliografia a supporto

Hanley J, et al. Haemophilia 2017;23(4):511-20.

Rodriguez-Merchan EC. Cardiovasc Haematol Disord Drug Targets
2016;16(1):21-4.

Bibliografia a supporto

Hanley J, et al. Haemophilia 2017;23(4):511-20.

Rodriguez-Merchan EC. Cardiovasc Haematol Disord Drug Targets 2016;16(1):21-4.

Come si manifesta?

Quando si ha un sanguinamento acuto, viene descritta una sensazione di bruciore, percepita nell’articolazione interessata, che di solito compare qualche ora prima dell’emartro vero e proprio. Alla vista, l’articolazione appare gonfia, calda e arrossata.

I sintomi tipici di un emartro, che possono essere più o meno intensi a seconda della gravità del sanguinamento, sono: dolore, gonfiore, rigidità e una limitata capacità di movimento dell’arto coinvolto.
Dopo 2-3 giorni dall’episodio emorragico, il dolore tende a diventare più tollerabile anche se la capacità di movimento viene in parte ridotta. Al tatto si avverte, a livello dell’articolazione interessata, un gonfiore dovuto all’infiammazione.

Se l’emartro si verifica frequentemente, il sangue non riesce a riassorbirsi in maniera adeguata, provocando quindi un’infiammazione della membrana sinoviale, il tessuto che ricopre la cavità articolare. La membrana sinoviale diventa così più predisposta a successivi sanguinamenti, innescando un circolo vizioso in cui l’infiammazione provoca il verificarsi di nuovi emartri. Si viene così a creare una situazione cronica che porta nel tempo alla comparsa di artropatia, termine che indica un danno a carico delle articolazioni, e alla distruzione della cartilagine articolare.

Bibliografia a supporto

Bentorp E. Haemophilia 2009;15:1219-27.

Hanley J, et al, Haemophilia 2017;23(4):511-20.

Mulder K, 2006 Exercises for People with Hemophilia, World Federation of Hemophilia.

Rodriguez-Merchan EC. Cardiovasc Haematol Disord Drug Targets 2016;16(1):21-4.

van Meegeren ME, et al. Cartilage 2013;4(4):313-20.

Come si diagnostica un emartro?

Per diagnosticare un emartro, oltre all’osservazione clinica dei sintomi, gli strumenti a disposizione del medico sono principalmente due:

Ecografia muscolo-articolare (o ultrasonografia)

È un esame non invasivo, che consente al medico di confermare la diagnosi clinica; può essere utilizzato come esame di routine in quanto veloce, efficace e sicuro. L’esame permette di rilevare la presenza di sangue nelle articolazioni, localizzarne la posizione in maniera precisa e misurare l’estensione del sanguinamento, così come valutarne l’andamento e confermare la scomparsa del sangue dall’articolazione.

L’ecografia è in grado di evidenziare anche le possibili complicanze dell’emartro a carico dell’articolazione.

Risonanza magnetica

L’esame consente di valutare se è in corso un emartro e permette di distinguere lo stadio in cui si trova l’emorragia (fase iniziale o fase avanzata).

La risonanza magnetica richiede circa 30 minuti per esaminare una singola articolazione, rendendola una tecnica utile per una valutazione diagnostica accurata, ma poco adatta ad analisi di routine.

Bibliografia a supporto

Qerol F, Rodriguez-Merchan EC. Haemophilia 2012:18(3):e215-26.

Rodriguez-Merchan EC, et al. Haemophilia 2011;17(Suppl 2):1-23.

van Vulpen LFD, et al. Haemophilia 2018;24(Suppl 6):44-9.

Che cosa posso fare in caso di emartro?

Agire subito quando si verifica un sanguinamento articolare aiuta a proteggere la cartilagine e l’articolazione dal deterioramento.

Ecco che cosa puoi fare in caso di emartro acuto:

Mettici del ghiaccio
Applicare una borsa con il ghiaccio sulla zona colpita può aiutare ad alleviare il dolore e ridurre l’entità del sanguinamento. Il ghiaccio non va mai applicato a diretto contatto con la pelle e solo per 5-15 minuti durante le prime 6 ore dal sanguinamento.

Riposati
Se l’emartro avviene a carico degli arti inferiori, si raccomanda il riposo per un giorno. Nei 3-5 giorni successivi si deve evitare di caricare le articolazioni interessate e sollevare oggetti pesanti, fino a che il sanguinamento non sarà guarito. Si raccomanda di utilizzare le stampelle per camminare e di aiutarsi quando ci si solleva in piedi dopo essere stati seduti. È comunque importante riprendere presto il movimento con grande cautela.

Tieni sollevato l’arto colpito
Sollevarlo sopra il livello del cuore aiuta a far allontanare il sangue dall’articolazione grazie alla forza di gravità, riducendone così il gonfiore.

Ascolta sempre le raccomandazioni del tuo medico per capire come prenderti cura al meglio di un emartro.

In più è possibile:

1. Ricorrere a un bendaggio contenitivo oppure a un tutore che riduca al minimo l’ampiezza del movimento articolare:

Per il ginocchio è sufficiente un bendaggio per comprimere la zona colpita ed evita di caricare sull’articolazione. Può essere utile un bendaggio compressivo. In questo momento, per non sforzare l’articolazione quando ti alzi, siedi o cammini, è bene utilizzare le stampelle.

Per la caviglia si raccomanda un sostegno rigido e di evitare di caricare sull’arto. Utilizza un tutore che immobilizzi l’articolazione, abbinato all’utilizzo di stampelle, per spostarti e quando ti alzi o ti siedi.

Per il braccio (spalla e gomito) è sufficiente una fasciatura per supportarlo, anche solo l’uso di un foulard per tenerlo sollevato, così da ridurre le sollecitazioni e garantire adeguato riposo. Per spalla, gomito o polso viene utilizzato un reggibraccio che, oltre a immobilizzare l’articolazione, la possa sostenere e proteggere dalle sollecitazioni esterne.

2. Ricorrere al trattamento con il fattore di coagulazione:

Il trattamento “al bisogno” con sostituti dei fattori di coagulazione è la prima risorsa per i sanguinamenti acuti, da iniettare il prima possibile ed entro 2 ore dal sanguinamento. La somministrazione appropriata fa diminuire il dolore e, più lentamente, a seconda della quantità di sangue presente, consente la scomparsa dell’infiammazione e la ripresa della normale funzionalità dell’arto coinvolto.
Se necessario è importante ripetere la somministrazione dei fattori di coagulazione fino a risoluzione del sanguinamento.

3. Sottoporsi ad artrocentesi:

Nei casi di emartro severo, per portare sollievo e rendere più veloce la guarigione, è possibile che il personale medico ricorra all’aspirazione del sangue intra-articolare con una siringa. È possibile intervenire solo nelle prime 24 ore e con adeguata copertura del fattore di coagulazione.

Bibliografia a supporto

Lobet S et al, 2014 Journal of Blood Medicine (5):207–218

Rodriguez-Merchan E.C, 2016 Cardiovascular & Haematological Disorders-Drug Targets (16):21-24

World Federation of Hemophilia (WFH), 2012 Guidelines for the Management of Hemophilia 2nd edition

Come posso evitare che succeda?

1. Garantire un’adeguata protezione con la terapia di profilassi è la strategia migliore per ridurre i sanguinamenti e mantenere in buone condizioni scheletro e muscoli.
Questo approccio prevede iniezioni regolari del fattore di coagulazione per prevenire i sanguinamenti. Numerosi studi hanno mostrato come i sanguinamenti spontanei e dovuti a traumi sono più frequenti in coloro che seguono soltanto una terapia “al bisogno”.

Per quanto efficace, la terapia di profilassi non è in grado di curare i danni già avvenuti nelle articolazioni. Tuttavia, farne uso diminuisce la frequenza dei sanguinamenti e può contribuire a rallentare la progressione del danno articolare.

2. Quando si fa sport, è importante prima di tutto sottoporsi a un’adeguata profilassi ma anche proteggere le articolazioni bersaglio con tutori per ridurre i sanguinamenti dovuti agli urti.

Bibliografia a supporto

World Federation of Hemophilia (WFH), 2012 Guidelines for the Management of Hemophilia 2nd edition.